L’INNOVAZIONE SCIENTIFICA PORTA VANTAGGIO ANCHE AL VINO DI QUALITA’.

“In vino veritas”, dice un vecchio adagio. Questo dono di Bacco, però, ha bisogno di essere conosciuto bene per apprezzarne meglio la qualità, visto che l’Italia è ai primi posti al mondo per qualità e quantità, in concorrenza con la Francia. Soprattutto è interessante conoscere le innovazioni che portano beneficio alla filiera vitivinicola.
Ha suscitato il nostro innato senso della curiosità e dell’interesse un’importante innovazione scientifica realizzata dall’Università di Udine per la migliore tutela della salute e dell’ambiente nelle filiere vitivinicole e dintorni.

“E’ necessario ed opportuno che la tutela dell’ambiente si sviluppi in ogni parte del nostro vissuto, partendo anche dalle zone rurali dove si produce ciò che mangiamo e beviamo!!

Dino De Marchi, giovane professionista che conduce questa battaglia insieme ai suoi cari, nella tenuta di Alba Fiorita in Latisana (Udine) persegue quest’obiettivo fondamentale.

Abbiamo, però, voluto approfondire la tematica per capire meglio quale metodo si segue per ottenere la maggior tutela, in particolare nel settore vitivinicolo curato dalla sua azienda.

“Abbiamo piantato recentemente una nuova varietà di vitigni, piante da uva per fare vino, cosiddetti resistenti. Resistenti perchè resistono meglio, appunto, alle malattie più comuni della vite che sono la peronospera e l’oidio, più la prima ma che sopportano bene la seconda.

Siamo nella direzione giusta perchè si riduce drasticamente l’utilizzo dei trattamenti troppo intensi. Un esempio: mentre finora si era costretti a fare una ventina di trattamenti per produrre uva biologica, ora, con questi nuovi vitigni possiamo ottenere lo stesso con 2/3 trattamenti”

Indubbiamente, quindi, si realizza anche un significativo vantaggio economico.

Direi che questo fattore, benchè importante, passa però in secondo piano.

Ciò che ci interessa maggiormente è pur sempre la tutela dell’ambiente umano che ci circonda.

Con queste nuove piante, non c’è più bisogno di “sparare”, quasi ogni 8 giorni pesticidi nel campo, a tutela del consumatore ma anche di chi ci lavora, per l’agricoltore stesso.

Sono vitigni a bacca bianca e rossa che sono stati creati dai ricercatori dell’Università di Udine, in circa 15 anni di studi, in collaborazione con i famosi Vivai Cooperativi Rauscedo di Pordenone, la più grande azienda vivaistico-viticola del mondo produttore principale delle preziose barbatelle.

La Rauscedo si è sempre distinta per un impegno costante nel miglioramento genetico della vite con la selezione clonale dei famosi Chardonnay, Cabernet, Sauvignon, Merlot

Molto interessante! Sul campo come avviene praticamente la sperimentazione?

“Le barbatelle sono, appunto, le piante utili per produrre uva. L’incrocio che si ottiene per realizzare i vitigni cosiddetti “resistenti” ha un corredo genetico del DNA formato da circa il 90% dai vitigni tradizionali di tipo internazionale, cioè “europeo”, come il sauvignon, lo chardonney, il cabernet, il merlot , oppure autoctono come il friulano e da il restante 10% dalla vite americana che contribuisce a determinarne la maggiore “resistenza” alle malattie.

Non sono OGM, quindi! Geneticamente modificati giammai!

Questi incroci sono stati realizzati in natura circa 100mila volte fino a trovare la formula giusta dei geni. Da tutto ciò ne ha beneficiato la migliore bontà dei Sauvignon, Chardonney ecc.. che, debbono prendere, però, un nome di fantasia in quanto abbinati.

In questo caso il Sauvignon prenderebbe quello di di Khretòs ma sempre Sauvignon è.

Ora tocca a noi agricoltori e cultori delle attività vitivinicole adottare con “fede” queste importanti innovazioni.”

Forse, anche questo è un impatto difficile da superare, considerata la tradizionalità degli agricoltori.

“Come in tutte le fasi d’innovazione, ci vuole sempre un pò di tempo affinchè essa venga recepita dai più, in considerazione che la maturazione del vitigno è accelerata, rispetto ai tempi tradizionali ma la qualità non subisce “cadute”, a causa del processo di maggior”resistenza”.

Sono solo prodotti che sono pronti prima degli altri per il mercato ma la qualità non è in discussione, perchè risultano comunque ben strutturati, più corposi, anche come zuccheri ed uva ben dotata. Quindi i dubbi circa la qualità dei vini prodotti con questo nuovo sistema di significativo abbattimento dei pesticidi vengono a cadere.”

Al profano verrebbe in mente l’accostamento ai vini novelli che anticipano la stagione?

“Giammai! Questa nostra chiacchierata serve anche e soprattutto a distinguere bene le cose”.

All’inizio di questa nostra istruttiva chiacchierata hai parlato di maggior tutela dell’ambiente, allargandone i confini oltre le piantagioni dei vitigni. Cosa significa?

Significa che questa cura “naturale” dei vigneti e, quindi veramente ecologica, va a vantaggio anche dell’ambiente limitrofo, delle zone abitate rurali, dei borghi vicini e di tutto l’ambiente antropizzato. In fin dei conti tutti i tipi di coltivazioni viciniori usufruiscono, anche loro, dei vantaggi da questa salvaguardia della qualità dell’ambiente.”

Ultima domanda, questa volta, direi inquirente: il termine biologico si sta diffondendo sempre più e costa di più di quello “normale”. Il povero consumatore come fa a distinguere quello vero?

“Intanto, debbo riconoscere che oggi il consumatore è più informato ed è molto più attento all’etichetta che bisogna saper leggere attentamente secondo il rigido disciplinare che lo certifica. In ogni caso, saper coltivare il biologico non è uguale dappertutto, in ogni latitudine. Nelle zone a clima più freddo, i tradizionali “nemici” della vite sono meno aggressivi e presenti ma non è detto che la qualità del vino sia uguale. In quelle più calde e piovose, invece, è necessario usare più trattamenti per ridurne l’impatto, oltre alle difficoltà ambientali per poter lavorare nei campi, a causa della maggiore piovosità.

In Italia, dove la produzione vitivinicola è in forte incremento, il settore biologico si sta affermando sempre di più, per tutte le innovazioni ed i motivi che abbiamo elencato in questa istruttiva chiacchierata. Ciò va a vantaggio anche della tutela dell’ambiente ed è ciò che ci interessa, forse di più!”

Anzi, senza “Forse”!

Toni Cappuccio