LA CARITAS DIOCESANA DI TARANTO AL TEMPO DEL COVID19

5.413 in totale le famiglie, di cui circa 900 nuove bisognose che, in questo periodo di pandemia, dal 3 marzo scorso, hanno avuto il bisogno di rivolgersi alle Caritas parrocchiali per gli aiuti di beni di prima necessità. 3.364 nelle 35 parrocchie della città e 2.049 nelle 40 della provincia. In totale sono 75 le Caritas su 88 Parrocchie della Diocesi tarantina, che si sono attrezzate per la raccolta e distribuzione di beni di prima necessità ed alimentari alle famiglie bisognose, tra cui quelle diventate in stato di necessità a causa della mancanza di reddito da lavoro mancante. I nuovi poveri, insomma!”

Sono numeri abbastanza sostenuti questi in rapporto agli abitanti della nostra provincia. Testimonianza, ancora una volta dello stato precario del nostro mondo del lavoro, acuito ancora di più da questa terribile pandemia.

Dice don Nino Borsci, il direttore di Caritas Diocesana di Taranto, snocciolando anche questi dati.

Prima di tutto bisogna fare un vivo ringraziamento a tutte le Caritas Parrocchiali che si sono mosse dotandosi di buona organizzazione. Ciò che fa piacere anche rimarcare è la bella gara di solidarietà che si è manifestata da parte degli esercenti di negozi e centri commerciali, in particolare quelli degli alimentari e beni di prima necessità con le varie iniziative di “spesa solidale e spesa sospesa”. La solidarietà ha quindi toccato le corde di tanta gente per alleviare i bisogni di sussistenza a causa della pandemia. La Caritas Italiana, infatti, di fronte a questa terribile emergenza sta organizzando un monitoraggio delle risorse e delle nuove povertà emerse che, in aggiunta a quelle consuete hanno messo a dura prova il sistema Italia e le Caritas stesse.

Ci sono quelli che affermano che molti dei bisognosi, adesso, godono del reddito di cittadinanza.

Godere di quel reddito non credo sia la soluzione del problema per assicurare, nel tempo, una sia pur minima dimensione sociale a chi lo percepisce, anche con la preoccupazione che potrebbe finire prima o poi. Come può risolvere i propri problemi esistenziali con quel reddito, chi deve provvedere a pagare il canone di locazione di una casa, alle bollette energetiche, alle spese condominiali ecc., se nel frattempo non risolve il perenne problema del lavoro?”

In poche parole, quando finirà questa pandemia, il problema reddituale rimarrà pesantemente.

Putroppo sì!Stiamo infatti già pensando come organizzarci, noi delle Caritas pugliesi, per dotarci di risorse economiche per continuare a sostenere lo sforzo nei confronti dei poveri, vecchi e nuovi. Infatti, grazie all’intervento di una Fondazione bancaria che ha messo a disposizione 200 mila euro da distribuire in rapporto con la popolazione, ci permetterà di integrare ciò che ci fornisce il Banco Alimentare supportando maggiormente i bisogni delle parrocchie. Anche Coop, Conad e Famila hanno messo a disposizione buoni spesa.”

Dalla terribile negatività della pandemia, può scaturire però una lezione per eventuali emergenze?

Deve scaturire! Non lasciar passare questo tempo senza non poter acquisire la lezione che questa terribile emergenza ci ha dato. Ne parlavo con i miei colleghi parroci.

Questa lezione ci deve insegnare ad approfondire l’organizzazione delle risorse e delle povertà.

Un compito che noi Caritas svolgiamo sempre ma che bisogna incrementare con creatività.

Lo dice il Papa! Un esempio lo ha dato il Centro di Accoglienza Diocesano che, grazie all’opera indefessa di operatori e volontari, hanno accolto gli ospiti, giorno e notte, per loro sicurezza”.

Il Centro Diocesano di Accoglienza di Palazzo Santacroce, in città vecchia, in questi 3 mesi di Covid19 si è trasformato in una vera e propria centrale operativa per coordinare le attività di assistenza e solidarietà dell’intero sistema delle Caritas della Diocesi.

L’animatrice principale, Rosanna Putzolu, coadiuvata da altri membri dell’èquipe diocesana ce ne fa un resoconto abbastanza puntuale e significativo.

Sin dal 3 marzo scorso, i servizi della Caritas Diocesana sono rimasti aperti. Non potendo incontrare personalmente i richiedenti di assistenza, si è utilizzato il colloquio telefonico per accogliere le richieste di aiuto, soprattutto quelle più urgenti, quali quelle per condizione di solitudine o quelle ridotte in poco tempo in stato di povertà, a causa della mancanza di lavoro.

A causa dell’emergenza il servizio mensa (pranzo e cena) è stato assicurato dalla parrocchia San Pio X, con panini o pasti caldi d’asporto, per circa 60 bisognosi al giorno.

Per concorrere a contenere l’emergenza secondo il primo decreto “iorestoacasa”, il Centro San Cataldo Vescovo si è trasformato in “comunità protetta”, in forma residenziale.

Il sistema delle Caritas parrocchiali della Diocesi tarantina si sono impegnate allo stremo per assistere le famiglie, grazie anche alle collaborazioni con altre organizzazione di solidarietà, Croce Rossa, Volontari della Protezione civile per la distribuzione a domicilio dei beni raccolti.

Ovviamente, col fermo di quasi tutte le attività socio-economiche, si sono ingigantiti i problemi sociali, relazionali, di ansie e paure, disorientamento e nuove povertà. L’ascolto è stato fondamentale per alleviare questo stato di grave difficoltà. Dobbiamo anche ringraziare la sensibilità di alcune strutture commerciali ed alimentari che hanno mostrato molta solidarietà.”

In pratica, come spesso accade in simili situazioni con alto tasso di negatività d vita normale, si concretizza, però, l’aspetto positivo dell’essere umano, quello di sentirsi più fratelli e solidali.

Il Grande Eduardo De Filippo, diceva spesso “…e chi ti dice che sia una disgrazia?”

Toni Cappuccio